Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘articolo 9’


Parte terza

di Maria Chiara Carrozza *

Risulta evidente che i costituenti ritenevano fondante l’investimento pubblico nello sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica. Questo articolo, inclusivo della cultura che della scienza e della tecnica, non lascia adito a dubbi interpretativi: notevole che sia stata inserita anche la tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico, concepiti come essenziali all’identità e alle prospettive di crescita del paese.

Lo Stato deve quindi investire nello sviluppo della cultura e della ricerca, ma i governi hanno sempre mantenuto quest’obbligo? Qual’ è la misura per valutare l’adeguatezza dell’investimento?

Nei primi decenni della Repubblica lo sviluppo della ricerca è stato impetuoso: la creazione di enti di ricerca pubblici e nazionali, il CNR, l’INFN, l’ENEA e il sistema dell’università pubblica, che hanno contribuito a trasformare l’Italia da paese sostanzialmente agricolo e arretrato in uno dei paesi più industrializzati del mondo, è stata perseguita da tutte le forze politiche e dal sistema produttivo soprattutto pubblico (ENI, ENEL, Ferrovie dello Stato..).

Oggi invece? Stiamo assistendo ad un declino che sembra inarrestabile, gli enti di ricerca sono tagliati, accorpati, privi di missione e privi di risorse, il sistema universitario pubblico sta attraversando la crisi più grave della sua storia. Qualunque tentativo di riforma si scontra con un’inerzia e una reazione conservatrice che reagisce al cambiamento.

A partire dal dettato dell’articolo 9 abbiamo la responsabilità di arrestare questo declino, e le soluzioni per farlo sono legate alla capacità di rifondare il sistema degli enti di ricerca, di ricostruire un sistema di università che coniughi ricerca e formazione. Questo si può fare a partire dalla riforma del dottorato di ricerca e dalla differenziazione del sistema universitario dove università di ricerca perseguano progetti strategici di avanzamento scientifico e tecnico. Gli Enti di Ricerca devono ritornare alle origini, quando ad essi venivano affidati progetti multidisciplinari e liberi, di interesse nazionale, come per esempio lo studio del problema dell’approvvigionamento e del risparmio energetico, e la valutazione dell’impatto dei cambiamenti climatici.

Il reclutamento dei ricercatori deve avvenire in maniera trasparente e responsabile, e continua nel tempo per assicurare un ricambio generazionale adeguato.

Il problema non è solo di risorse ma anche di impostazione: troppo ideologici i criteri di approccio, mentre, come accade in altri paesi, la comunità scientifica dovrebbe essere coinvolta con una sua autonomia nella scelta degli indirizzi e delle compatibilità in diretto supporto del governo e del parlamento. L’articolo 9 nella sua essenzialità conteneva già tutto, la promozione della cultura in senso unitario, la ricerca pubblica e la sua valorizzazione per il progresso tecnologico del paese.

* Direttore Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa

Annunci

Read Full Post »


L’articolo 9 pone sotto tutela costituzionale il paesaggio oltre al patrimonio storico ed artistico. Quest’ articolo non pone sotto tutela esplicita l’ambiente, anche se la tutela dell’ambiente è stata riconosciuta come principio sia dalla Corte di Cassazione, che dalla Corte Costituzionale ed è tutelato da numerose direttive dell’Unione Europea e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che all’articolo 37 recita: “Un livello elevato di tutela dell’ambiente e il miglioramento della sua qualità devono essere integrati nelle politiche dell’Unione e garantiti conformemente al principio dello sviluppo sostenibile.” L’articolo 9 letto poi insieme art 117, comma secondo, lettera s), che recita : “Lo Stato ha legislazione esclusiva nella tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali” pone il principio della tutela dell’ ecosistema nella nostra costituzione. Come riconosciuto dalla sentenza n.104 della Corte Costituzionale.

Secondo la Corte, infatti, in base alla Costituzione, spetta “allo Stato disciplinare l’ambiente come un’entità organica”, attraverso “norme di tutela che hanno ad oggetto il tutto e le singole componenti considerate come parte del tutto”. E gli spetta farlo con una “disciplina unitaria e complessiva” che garantisca “un elevato livello di tutela, come tale inderogabile dalle altre discipline di settore”.

A fronte, quindi, del principio costituzionale della tutela del paesaggio e dell’ambiente, della salvaguardia dell’ecosistema e del principio di sviluppo sostenibile, con la disciplina dei condoni si assiste però a una profonda violazione di questi principi .
Ecco allora il ritorno di attualità dell’articolo 9 che deriva dal crescente bisogno di “arginare” la sempre più forte pressione dei valori di libera iniziativa economica privata e di proprietà privata che, sembrano tollerare sempre meno i controlli, considerati come “lacci e lacciuoli” , in funzione di un bilanciamento con altri beni ed interessi “antagonisti” (salute, ambiente, patrimonio culturale) che possono essere messi a rischio e pregiudicati dall’incontrollato svolgimento dell’impresa economica privata senza controlli e limitazioni dettati dall’interesse generale.

Read Full Post »


Questo articolo pone tra i principi fondamentali lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica e la tutela e salvaguardia del patrimonio storico, artistico, ed ambientale. Esso non trova riscontro in altre costituzioni occidentali e mostra la contemporaneità della Costituzione del ‘48 e la capacità dei costituenti di individuare valori e diritti che solo in seguito hanno mostrato appieno la loro forza ed essenzialità nel promuovere lo sviluppo non solo sociale e culturale della società, ma anche economico in una società post-industriale ed in una economia globale come quella in cui viviamo.

Per quel che riguarda la Cultura , il primo ed il secondo comma sono due previsioni, per quanto connesse, chiaramente diverse per oggetto, finalità e forza percettiva. Il primo comma attiene alle “attività culturali”, ”, mentre il secondo comma protegge il patrimonio culturale quale prodotto delle attività culturali pregresse, nella loro materializzazione concreta nelle cose mobili ed immobili che ne incorporano il valore culturale. Si difende, quindi, quanto prodotto dalle attività culturali nel corso della storia della nazione come patrimonio della nazione stessa e si pongono i presupposti affinche l’attività culturale, attraverso la sua promozione da parte della Repubblica continui a produrre ed ampliare questo patrimonio culturale. Entrambe le disposizioni assolvono, comunque, ad una medesima funzione, che è quella di introdurre un valore etico-culturale tra i primi valori della Costituzione.

Nel corso degli anni si è passati da una concezione puramente statico-conservativa della tutela dei beni culturali a una concezione dinamica orientata al loro pubblico godimento, in quanto naturalmente destinati alla pubblica fruizione e alla valorizzazione, come strumenti di crescita culturale della società.

Oltre che allo Stato in prima persona i compiti sopra indicati di promozione e tutela potranno essere espletati anche da altre corpi intermedi dello Stato, come Regioni, Province, Comuni, etc. Il termine “Repubblica” viene infatti adoperato nell’art. 9 Cost. nella sua accezione più vasta. È quindi lo Stato come ordinamento, in tutte le sue possibili articolazioni, che persegue la promozione culturale attraverso l’opera di ciascun soggetto pubblico, ognuno nella misura e nei limiti del proprio ambito di competenza.

I compiti di promozione culturale, non consentono (né presuppongono) un’ingerenza del potere politico sulla spontanea evoluzione della vita culturale. Una siffatta interpretazione è, infatti, esclusa dall’1° comma dell’art. 33 della Costituzione, secondo cui «l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento». Tale precetto considera l’arte e la scienza come valore assoluto, che come tale non è passibile di essere condizionato dall’esterno, ma deve essere lasciato alle libere scelte dell’individuo, in quanto espressione della genialità umana e della personalità del singolo. Il Costituente ha, dunque, avvertito la necessità dell’intervento pubblico, inteso non come intervento ‘di parte’ o ‘politico’, ma come intervento ‘imparziale’ o ‘neutro’, in forza del quale l’incentivazione culturale dello Stato, per essere legittima, non deve essere tesa a soddisfare le esigenze politiche della maggioranza o a realizzare interessi economici privatistici. Il fine perseguito dalla Costituzione è, dunque, la crescita del pluralismo culturale, in quanto strumento di sviluppo della personalità dei singoli e, quindi, della collettività.

Il valore ed il significato profondo dell’articolo 9 della costituzione è evidenziato nell’intervento del Presidente della Repubblica Ciampi del 5 maggio 2003, in occasione della consegna delle medaglie d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte , di cui qui riportiamo uno stralcio:

“È nel nostro patrimonio artistico, nella nostra lingua, nella capacità creativa degli italiani che risiede il cuore della nostra identità, di quella Nazione che è nata ben prima dello Stato e ne rappresenta la più alta legittimazione. L’Italia che è dentro ciascuno di noi è espressa nella cultura umanistica, dall’arte figurativa, dalla musica, dall’architettura, dalla poesia e dalla letteratura di un unico popolo. L’identità nazionale degli italiani si basa sulla consapevolezza di essere custodi di un patrimonio culturale unitario che non ha eguali nel mondo. Forse l’articolo più originale della nostra Costituzione repubblicana è proprio quell’articolo 9 che, infatti, trova poche analogie nelle costituzioni di tutto il mondo: ‘La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione’. La Costituzione ha espresso come principio giuridico quello che è scolpito nella coscienza di ogni italiano. La stessa connessione tra i due commi dell’articolo 9 è un tratto peculiare: sviluppo, ricerca, cultura, patrimonio formano un tutto inscindibile. Anche la tutela, dunque, deve essere concepita non in senso di passiva protezione, ma in senso attivo, e cioè in funzione della cultura dei cittadini, deve rendere questo patrimonio fruibile da tutti. Se ci riflettiamo più a fondo, la presenza dell’articolo 9 tra i ‘principi fondamentali’ della nostra comunità offre un’indicazione importante sulla ‘missione’ della nostra Patria, su un modo di pensare e di vivere al quale vogliamo, dobbiamo essere fedeli. La cultura e il patrimonio artistico devono essere gestiti bene perché siano effettivamente a disposizione di tutti, oggi e domani per tutte le generazioni. La doverosa economicità della gestione dei beni culturali, la sua efficienza, non sono l’obiettivo della promozione della cultura, ma un mezzo utile per la loro conservazione e diffusione. Lo ha detto chiaramente la Corte Costituzionale in una sentenza del 1986, quando ha indicato la ‘primarietà del valore estetico-culturale che non può essere subordinato ad altri valori, ivi compresi quelli economici’ e anzi indica che la stessa economia si deve ispirare alla cultura, come sigillo della sua italianità. La promozione della sua conoscenza, la tutela del patrimonio artistico non sono dunque un’attività ‘fra altre’ per la Repubblica, ma una delle sue missioni più proprie, pubblica e inalienabile per dettato costituzionale e per volontà di una identità millenaria”.

Read Full Post »